Melinda Miceli Scrittrice e Critico d'arte

 

Nel comune di Campi Bisenzio all'interno di una splendida dimora settecentesca, la Villa Rucellai, vi attende il Museo Antonio Manzi. 

Un percorso suggestivo nella bellezza e nella tecnica che parte dall'esposizione anche didattica dell'affresco, giungendo alla ceramica di grande design, unica al mondo, sviluppata con rielaborazioni di soggetti cari alla pittura di Antonio Manzi e nello stesso stile che rielabora surrealismo e neosibolismo innestati nell'horror vacui, che reca la forza del suo segno e la bellezza ipnotica del colore, avvolto sinuosamente nelle trame di nobili pigmenti che catturano la luce. Il percorso continua con le grandi e particolarissime incisioni, uniche per tecnica e materiali. 

La sala finale contiene la scultura manziana, definita dai critici il punto di più alta sintesi del suo fare arte; dal gatto egittizzante, al tondo, allo schiacciato in stile Donatello finemente condotto in marmo bianco statuario in cui sono riprodotti soggetti classici, oltre all'amore e alla tristezza, dove la presenza del fitomorfo quasi annienta il confine tra il mondo umano e quello vegetale. Visioni di una purezza primigenia che affondando le radici in antichi morfemi rinascimentali. 

Opere di una sinuosita' e suadenza che possiedono la forza della poesia scultorea. L'abilissima perizia tecnica e rielaborazione di strati stilistici surreali e neosimbolici, personalissima e riuscita, assorbe l'attenzione dello spettatore, catturato dai dettagli, dall'originalita', dal fulgore della luce di quest'universo artistico da cui traspare l'amore infinito che il grande Maestro Antonio Manzi ha sempre riversato sulla Sua arte. Un uomo dallo spessore umano ed artistico impareggiabile che ha voluto intrecciare antichi legami col moderno, lasciando nel suo territorio la traccia storica e indelebile della Sua presenza, volendo così consacrarlo, come fece Dante con Firenze, all'immortalita' nell'arte.

Un Artista con la A maiuscola annunciato dalle grandi e solenni sue sculture che fronteggiano l'ingresso del Museo e di cui altre sono sparse nelle piazze di Campi Bisenzio, Lastra a Signa, nel Chianti, in un bellissimo agriturismo detto "La casa di Rodo", per finire nella solennita' della magica Firenze al Giardino di Boboli, scenario ideale dove lo scorrere del tempo si misura con la bellezza statuaria nel suo trapasso alla dimensione esistenziale manziana più profonda.

 La pittura di Antonio Manzi ricercata ed esposta agli Uffizi tramite l'Autoritratto, opera enigmatica ed indimenticabile, metafora della sua travagliata esistenza, richiesta dal direttore Eike Smith per il suo esteso ed originale spessore artistico, lascerà quel segno inconfondibile, nato per padroneggiare, con una varieta' di poliedriche tecniche, il nostro secolo artistico.

 

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