La Scrittrice e Critico d'arte Melinda Miceli dal 2019, direttore artistico onorifico di Ok Arte Milano, ha assunto la direzione artistica di Sarno citta' festival Ippogrifo d'oro premio nazionale della popolarità, Oscar delle arti e Premio diva dell'anno, Oscar della moda e dello spettacolo, honoris causa, scelta dal noto organizzatore, giornalista e regista campano Alfonso Celentano, per il suo curriculum che fa tremare i polsi. Tre volte donna Siciliana dell'anno, 18 pubblicazuoni colte strapremiate e 2 lauree ad honorem di Cantherbury fanno di lei un'importante icona della cultura siciliana al femminile richiesta anche in Spagna. La Miceli si é subito azionata per selezionare artisti da premiare nel 2022 e per la costruzione del premio, la famigerata statuetta dell'Ippogrifo d'oro, che ha affidato al Maestro Fabio Carmelo Dantoni scultore e pittore museale fondatore del movimento pittorico stilnovista. L'ippogrifo è un animale favoloso, a forma di cavallo alato con testa d’aquila, creato dalla fantasia di L. Ariosto nell’Orlando Furioso, e rappresenta il simbolo del Festival di Sarno, evento nazionale importante per il raduno delle arti tramite la premiazione di personaggi che si sono distinti ognuno nel proprio settore e che sono riconosciuti Artisti a livello mondiale. La scelta Critico d'arte e direttore artistico onorifico Melinda Miceli è caduta sul Maestro D'Antoni per le analogie artistiche e semantiche tra il suo realismo magico e il simbolismo dell'Ippogrifo, figura chimerica cavalcata anche da Astolfo fino alla Luna per recuperare il senno perduto di Orlando. Lo stesso artista sara' lo scultore della Statuetta del Premio Diva dell'anno che é  collaterale al festival delle arti. Cosi' si e' espressa il direttore artistico di Sarno citta' festival e critico d'arte Melinda Miceli nella Sua nota recensione internazionale : "Fabio Carmelo D'Antoni Catania 1980,  pittore e scultore di formazione classicista è il fondatore del Movimento stilnovistico. La sua produzione artistica riveste notevole valenza culturale per un cambiamento radicale della concezione di femminilità.
La genesi della sua pittura mitologica è corredata da intercapedini culturali sequenziali, allineate nello spazio-tempo, ed affondando nell'antico mondo della mitologia norrena e greca, autorizza a parlare di “realismo magico” soprattutto quando rappresenta ibridi mitologici (Cerbero),  rappresentazioni di paesaggi inquieti e inquietanti (Caron Dimonio) l'ambiguità misteriosa di un luogo in visioni infernali e incubi paradisiaci o apparizioni celesti alla maniera del celebre Hieronymus Bosch (1450 ca-1516). Scaturiggini estetiche fiamminghe rivelano una passione per il Nord Europa, asso del Gotico, ed è li che occorre cercare i dettagli di certi quadri “nordici” del D’Antoni, esprimere l'elemento chimerico, attenendosi alla rappresentazione del tangibile, agendo sul frasario degli accenti, sull'intensificazione dell’enfasi, in elaborazioni affini a quelle di Salvator Rosa, Magnasco o Piranesi.
Sulle sue tele affiorano lucidamente soggetti sovraumani che vengono fuori dal mito per emanare messaggi di potenza etica ed eroica ed in questo ciclo epodico, essi tornano nelle sale dei Musei, dove il D'Antoni ama esporre le sue creature magiche che trascendono dall'anonimo palcoscenico della vita. Le sue tele sono sparse nei musei di tutt’Europa avendo scelto l’artista una severa carriera museale.
Le donne D'Antoni, lontane dal voler essere una semplice trasposizione ritrattistica reale e fatata, si fanno elementi, simboli, dalle nomenclature colte, portali per entrare nelle dimensioni del sogno, delle paure, dell'inconscio, dello spirito, aventi una funzione talismanica come le sculture di mostri sui portali delle cattedrali gotiche ma ancora i totem di Max Ernst."

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