L’Annunciata di Antonello da Messina che si trova a Palazzo Abatellis a Palermo ha affascinato e creato interrogativi per lungo tempo. Impossibile, infatti, rimanere indifferenti ad un‘opera che nel suo genere rappresenta un unicum universale per l’epoca e, da sola, se rivalutata secondo nuovi criteri d'interpretazione, potrebbe attrarre più gente della Monnalisa di Leonardo. L’Annunciata, infatti, fu l’antesignana della sublime opera Leonardiana, e non si comprende bene perché sia ancora relegata ad ruolo minore. Per rendere giustizia all’opera si devono tuttavia, evidenziare e esplicitare alcune scoperte che  ho notato attraverso i miei studi”.  Lo dice Giovanni Taormina, autore del trattato ‘Il Mistero dell’Annunciata’, che, come studioso dell’Arte, ha approfondito alcuni temi importanti e risolutivi sull’opera, apprezzati poi dal prof.  Mauro Lucco, grande conoscitore delle opere di Antonello e dagli esperti del Mibac (ministero per i Beni e le Attività culturali), come ci spiega Taormina in questa intervista.

Quali le sue più importanti scoperte sull’opera?

La risposta è contenuta nel libro che si intravede nel quadro dove, da un’attenta e scrupolosa analisi, è emerso che il capolettera in alto sul foglio che svolazza è una lettera vergata realizzata secondo i criteri della scrittura oncialica. Seguono delle lettere abrase che comunque si riescono a tratti a comprendere e, pertanto dal confronto paleografico risultano essere  inequivocabilmente quelle di un incipit “Il Magnificat”, un canto che Maria intona per rendere grazie a Dio. Questa analisi sottintende che, differentemente da quanto si è detto fino ad ora, l’opera raffigura la Madonna dopo l’annuncio dell’Angelo e non nel momento in cui irrompe l’Angelo.  Inoltre, la mano della Madonna non è un gesto di timore nei confronti dell’Angelo,  e questo è dimostrato anche dal suo sorriso che trattasi di un segno di benevole accoglienza. Per la prima volta poi, la comunicazione richiede uno spettatore attivo e partecipe delle scene, la sua materia diventa realistica ed emozionale, portatrice di un messaggio, che non sempre si scorge attraverso il senso visivo, poiché dei temi teologici, spesso, ne presenta soltanto la sintesi, ricca di carica emotiva, come ad esempio avviene per il Cristo alla Colonna del Museo del Louvre. Questo modo di rappresentare i gesti e i sentimenti in pittura offre importanti spunti per dire che Antonello ha anticipato Leonardo da Vinci di almeno 16/18 anni, in quella che per eccellenza, nell’immaginario collettivo, viene definita la grammatica delle emozioni”.

Dalle sue  interpretazioni sono emersi altri elementi: ci può spiegare ad esempio perché lei nota la presenza dello Spirito Santo nella scena di questa sintesi dell’annunciazione?

Lo Spirito Santo o la Colomba del Suo Spirito, chiaro emblema della Sua rappresentazione, è presente nel dipinto attraverso l’attributo del soffio. Se osserviamo la nascita di Venere di Botticelli possiamo notare che tutto avviene in maniera concertata nello stesso momento. In alto a sinistra gli dèi del vento che soffiano l’alito caldo fecondatore danno vita alla divinità Venere. Nella stessa figura coesistono moto e quiete. In un certo senso è ciò che scorgiamo anche nell’Annunciata: il moto del libro e delle mani e la quiete del suo viso che sono incise in quel sorriso enigmatico. Lo Spirito Santo con il Suo soffio di vita porta con sè un vento sublime che non lascia indifferenti, ma sconvolge in maniera speciale e riempie di gioia la beata che intona un inno di grazia a Dio; Magnicat anima mea Dominum”.

Lei è andato oltre, fornendo una chiave di lettura innovativa ripresa anche dallo studioso Alessandro Cappabianca  sul sito dell’Università della Calabria, individuando nell’opera il primo piano filmico. Ci può spiegare meglio?

“I miei studi avallati da altri studiosi come il prof. Mauro Lucco, Franco Fazzio e Renato Tomasino, hanno analiticamente dimostrato che l'Annunciata di Palazzo Abatellis a Palermo è in realtà la geniale trasformazione di un tipo iconografico frequentato soprattutto in Spagna. Antonello ha concentrato in un’ immagine particolarmente significativa perché coinvolgente lo spazio dello spettatore che viene a trovarsi nel luogo virtuale dell'angelo dell'Annunciazione e sulla traiettoria del suo sguardo verso la Vergine. Quindi di fatto Antonello anticipa di ben quattrocento anni il fuori campo televisivo o del teatro. Questa osservazione è stata ulteriormente esplicitata dal prof. Tomasino, Ordinario di storia del Teatro, che ha mostrato come l'idea di uno spazio virtuale dalle prospettive multiple, che si riflettono specularmente dentro e oltre la tavola, trovi già efficaci tentativi in Jan Van Eych, e si sviluppi attraverso il manierismo e il barocco fino a Velazquez in “Las Meninas”, di fatto, anche qui, anticipando di oltre due secoli il labirinto espresso nel dipinto.

Con sorprendente modernità l'Annunciata di Antonello sarebbe dunque un primo piano che per essere inteso in tutte le sue valenze spirituali e allegoriche instaura di necessità un tale spazio virtuale. Qualsiasi persona che guardi all'Annunciata di Palermo si trova nella posizione dell'Angelo annunciante. L’Angelo e la Colomba dello Spirito Santo invisibili ne L’Annunciata, malgrado tutto sono li e il quadro è un’operazione che per quell’epoca sembra quasi aliena, difficile Venier e a capo, appunto, come in un labirinto.

Il fuoricampo, senza bisogno di controcampo, è in campo. Il quadro non è più semplicemente “contemplabile”, ma acquista una sottile tensione. Maria sta guardando l’Angelo, ma al posto dell’Angelo c’era il pittore e adesso ci siamo noi spettatori. Siamo noi a sentirci guardati dal quadro, catturati dal suo fascino inquietante. Insomma, in una pittura del ‘400 si guarda come al cinema come ha dichiarato lo storico dello spettacolo Cappabianca".

Sono stati riscontrati in passato dei problemi per il deterioramento del supporto ligneo del quadro che sono stati evidenziati con una Tac. Visto le sue esperienze e capacità di analisi, cosa consiglia di fare per un’analisi più accurata delle condizioni dell’opera?

Dodici anni fa è stata fatta una tac da un medico radiologo che allora fu invitato dal delegato dell’assessorato ed esperto in restauri con una laurea all’ICR di Roma, Franco Fazzio. Si è trattato di un’operazione interessante che chiarì aspetti mai investigati. Nel supporto ligneo del dipinto dell’Annunciata sono stati riscontrati gravi problemi causati dall’azione degli insetti xilofagi. All’esame della tac si sono evidenziate delle grandi perdite della componete lignea in quanto si sa che questi piccoli insetti sono una vera e propria macchina chimica naturale, in quanto per produrre l’enzima di cui si nutrono, hanno bisogno di erodere il legno. Ora secondo me andrebbe fatta una Tcms (Tomografia Assiale Spirale Multistrato) già da me consigliata ed applicata per indagini su campioni del fasciame della nave romana del Museo Lilibeo di Marsala. Un sistema di analisi che ha consentito di verificare per la prima volta lo stato della sezione interna del massello e se vi fossero delle azioni interne da parte di agenti organici e così via.  Questo strumento ha la capacità di lavorare in 3D ed offre la capacità di misurazione del diametro del foro di entrata di un insetto e del perimetro scavato, una vera rivoluzione che consentirebbe di mappare ogni cavità della struttura lignea e che se dovessero verificarsi ulteriori avanzamenti si potrebbe intervenire con eventuale anticipo. L’esame, visti gli spostamenti frequenti dell’opera negli ultimi tempi, e il suo valore unico ed inestimabile, andrebbe eseguita attraverso la costituzione di un team di esperti in radiografia applicata ai beni culturali e restauratori dalle grandi  capacità, come dimostrate da chi negli ultimi anni vi ha operato alfine di  analizzare al meglio  lo stato dell’opera”.

 Gianluca Rossellini.

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