Federico II di Svevia re di Sicilia, fu colto edificatore e protettore delle Arti, il sovrano più carismatico del XIII secolo, soprannominato stupor Mundi, la meraviglia del mondo. Grazie lui il Regno di Sicilia con capitale Palermo, città di alto prestigio, diviene il Crocevia di attività scientifiche artistiche e sociali che illumineranno per secoli la conoscenza e l’anima dei popoli europei. Gli stessi Dante e Petrarca testimoni letterari, esplicitano che alla corte di Federico II nacque la letteratura italiana trovando i presupposti nella scuola poetica siciliana che si contrapponeva al predominio culturale della chiesa. E' proprio questa novità che vedere nascere artisti come Jacopo da Lentini, Rinaldo D'Aquino e altri ancora nonchè lo stesso Federico e i suoi figli, la cui attività letteraria all'interno della Corte lo rinvia ben presto a rappresentare il primo standard italiano costituito da un Elite di uomini di cultura universitaria e laica appartenenti all'alta borghesia. La scuola poetica Federiciana produceva poesia solo per diletto e la lingua in cui scrivevano i suoi adepti era il siciliano illustre, idioma nobilitato dal continuo raffronto con il latino, il provenzale, altre lingue auliche del tempo. E' probabile che l'attività preferita di Federico II, ossia la caccia col falcone nei Pantani del Simeto e del Biviere, sia stata il pretesto dell'incontro con i due più illustri rappresentanti della cultura lentinese dell'epoca, ossia Jacopo e Riccardo e che la cornice fosse proprio quella del Biviere di Lentini.
Jacopo funzionario della Corte federiciana esercitava la professione di Notaio Imperiale ed il suo nome compare in alcuni documenti relativi agli anni compresi tra il 1233 1240 è proprio a quel periodo che si fa risalire la sua opera poetica. Dante lo definì nel XXIV canto del Purgatorio per bocca di Bonagiunta Orbicciani, percussore del Dolce Stil Novo di cui egli stesso sarebbe divenuto il più illustre rappresentante.
Riccardo da Lentini, solerte e preparato fu il vero Ministro dei Lavori Pubblici di quel mondo addetto alle nuove costruzioni. Architetto di corte progettò la formidabile rete difensiva di cui Federico II dotò la Sicilia, edificando il Castello Ursino a Catania, Maniace a Siracusa, ancora quelli di Caltagirone, Licodia Eubea, Augusta, Enna. Tutta la rete difensiva siciliana dei castrum fu progettata o rifatta come nel caso del restauro del castello di Lentini dell'architetto Riccardo. Questi Castelli unici in Sicilia ad essersi salvati dai terremoti perpetuano la sua creatività architettonica integrata nella realtà culturale e sociale del tempo dei Normanni.
Misticismo e potere erano fortemente in simbiosi nella spiritualità Sicula e Federico II fin da giovane mostra una grande generosità nei confronti dei bianchi cavalieri della vermiglia Croce, i Templari, confermando loro priorati e diversi possedimenti che gli erano stati conferiti dai precedenti dominatori Normanni giunti in Sicilia nel nome del papato. Non bisogna sottovalutare l'influenza che ebbero durante il regno Normanno Svevo gli ebrei che lasciata la Palestina con fragili barche e proteggono e vissero in Sicilia; qui la leggenda si fa storia e le prove concrete del loro arrivo, gli oggetti in piombo che reggono incise scritta esoteriche si congiungono e misticismo magico che pervade tutto il regno di Federico II, dando vita alla diffusa pratica della Cabala che tantissimo influenzò i Cavalieri del tempio e la loro tensione verso il divino. La voglia di Giustizia di cui erano animati li rendeva vicini al pensiero del giovane re, anzi integrati perfettamente nella realtà dei miti dei misteri che imperava in quell'epoca. Basti pensare a Castel del Monte, Diadema d'Apulia, vertice della creatività architettonica iniziatica, che porta la firma di Riccardo, manifestamente diverso da un semplice castello medievale per la costruzione ottagonale nella quale l’ottagono si ripete in ogni elemento sino alla vasca. La forma ottagonale è usata negli edifici dal significato cosmico, simbolo della resurrezione. All'interno ogni stanza era contraddistinta da una chiave di volta tale da regolare un percorso obbligato codificato iniziatico la figura geometrica dell'ottagono. Il numero 8 ha anche il carattere di mediazione tra Terra e cielo sempre rapporto con l'infinito e la morte. L'unico neo della costruzione ha dato vita alla leggenda secondo la quale nella sua vasca si svenò l'architetto Riccardo; Infatti guardandola verso l'alto l'ottagono che si forma in cielo non è regolare come gli altri. Come sostenuto da alcuni studiosi tale irregolarità fu calcolata al momento della costruzione per rappresentare allegoricamente la terra al centro il sole che gira intorno come allora era sostenuto da Tolomeo. L'ingresso è caratterizzato da un magnifico portale dalla breccia corallina da due colonne, da due leoni il primo con lo sguardo rivolto verso il sorgere del sole al solstizio d'inverno, il secondo sempre con lo sguardo rivolto nella direzione del sorgere del sole, ma al solstizio d'estate. Tale sistema permette a colui che esce di non dare mai le spalle al castello quasi in senso di rispetto come se ci si trovasse in una Chiesa oppure che il castello custodisse qualcosa di veramente sacrale forse l'Arca dell'Alleanza per la quale secondo tantissimi studiosi Castel del Monte fu realmente costruito. Ciò dimostra che Riccardo conobbe in pieno la realtà normanna e visse in essa da protagonista tanto da progettare il castello,quel Maniero ancora oggi così misterioso da rappresentare la massima sintesi della cultura esoterica del tempo. Grazie al suo genio militare, sublime ed artistico rimase l'eterno profeta dell'architettura federiciana e pietra miliare di quella storia che Lentini può fregiarsi di tramandare.
L’ottimo rapporto tra i Templari e l'imperatore era dovuto anche al fatto che Federico II conosceva la loro particolare missione segreta cioè quella di custodire Santo Graal e riteneva che possedere il calice fosse decisivo per la risoluzione di alcune battaglie. Ammirato grazie al film Il Nome della Rosa posto tra Oriente e Occidente Castel del Monte era meta di passaggio e luogo di riposo dove dopo lunghi giorni di viaggio da parte di numerosi Pellegrini tra i quali vi erano anche i coraggiosi Templari distintisi per il coraggio nella lotta contro i Musulmani, in poco tempo arricchirsi enormemente grazie numerose donazioni elargite dal sovrano.
Il Sigillo di Salomone presente negli unici resti della pavimentazione del Castello, l'ottava sala caratterizzata triangoli contrapposti intorno a testa esagonale di pietra chiara era tale da formare la stella a sei punte e la testa barbuta stagliata nella chiave di volta della settima sala identificabile loro idolo Bafometto sono le prove che Castel del Monte fu dei Templari.

Copyright Dott.ssa Melinda Miceli scrittrice e critico d'arte
Il lago di Lentini edizioni 2007 APED 

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