La pioggia, che bella la pioggia, talvolta il suo suono è musica e ci carezza come il canto di una ninna nanna, ci culla nel sonno e non c’è momento più dolce di quello in cui ascoltiamo il suo cader gentile sulla terra sotto una coperta calda, con la finestra appena aperta per sentirla meglio.
Altre volte il suo cadere è forte, intenso, perfino violento, l’accompagna il fulmine e il tuono: è il turbamento dell’anima, lo scatenarsi delle forze ancestrali.
Pioggia gentile che rasserena e porta refrigerio, sperma divino che dona fertilità, crescita, cambiamento,  refrigerio per  le piante, carezza per i germogli; pioggia terribile, pioggia del diluvio, castigo e purificazione, acqua che travolge come ci travolgono le emozioni.
Pioggia che punisce e inonda e sommerge l’arroganza, la crudeltà e l’ignoranza della cecità dell’anima, vendetta di Dio o della natura, pioggia torrenziale, pioggia acida. 
Distesa di linee verticali come un pettine, benedizione con cui la terra sposa il cielo.
Da lei dipende la vita, lei che è anche un segno del cielo.
Pioggia come lacrime, pioggia che viene a liberare il dolore, l’emozione, a rimuovere i detriti interiori imprigionati da tempo in uno stato immoto dell’anima, la calma piatta sopra l’abisso, e finalmente la superficie si increspa sferzata dal vento, e il nero abisso di nigredo si rianima, dischiudendo il nuovo livello di coscienza dell’unione psichica di emozioni, corpo, immaginazione.
Per invocarla si danza e si celebrano rituali da tutti gli angoli della terra e del tempo.
 
 
 
 
Dott.ssa Valentina Orlando
 

 

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