Occuparsi di Cultura e di Arte, è un viaggio magnifico e profondo all’interno della propria anima, non soggettivizzata, ma quella del mondo. E’ un’avventura giornalistica complessa, ardua e in un certo senso totalizzante. Lo è perché si esaminano e si pubblicano articoli su opere, sculture, versi, libri, eventi sociali o artisti, ma allo stesso tempo si guarda tutto questo con il supporto della Storia dell’Arte e della Cultura, che contestualizza e colloca ogni argomento all’interno di un contenitore più ampio. Ars Magistris, con competenza e professionalità si occupa da anni di questi temi e tenta di innalzarsi con spirito critico nell’analizzare nuove tendenze e scoperte in questi campi. Quando si scrive di Cultura e Arte d’altronde, si azzardano giudizi estetici che hanno assunto nel corso del tempo significati differenti. Dopo Hegel si raggiunge un rovesciamento fondamentale: l’estetica da scienza del bello diventa prevalentemente scienza dell’Arte, nella quale il bello non occupa più un posto centrale, sopraffatto dallo studio storico, antropologico, empirico e delle forme e delle produzioni artistiche. Nell’estetica contemporanea è stata rimarcata la distinzione fra bellezza come sinonimo di valore estetico in generale (che segnala l’eccellenza di un oggetto in riferimento a molteplici e rilevanti criteri di valore) e la bellezza come un valore fra altri (che indica un altro ma relativo grado di valore, distinto da altre forme). Si deve dunque, tenere conto di queste nuove metodologie strutturali per non incorrere in analisi sbagliate. Una strategia completamente differente, che studia l’ estetica trasferendola su un nuovo terreno, viene elaborata da Heidegger , che interpreta l’Arte come la messa in opera della verità, perché in essa che si manifesta il senso del rapporto dell’uomo con il mondo. Con la crisi della nozione classica di verità, si tende quindi a cogliere nell’interpretazione delle opere d’arte e di quelle culturali, un luogo privilegiato per la riflessione sul senso del mondo e sull’esistenza umana, spesso in alternativa alle certezze fornite dalla scienza. Ritengo questa sia l’interpretazione giusta, e non si può quindi scrivere di arte e cultura, senza allo stesso tempo ragionare sul senso dell’umanità e farsi colpire da suggestioni che parlando di qualcosa, esplicitando anche qualcos’altro. Ecco perché scrivere di questi argomenti non è come scrivere di cronaca, giudiziaria e politica, qui i fatti rimandano ad una sovrastruttura che può modificare volta per volta il senso di un’analisi, una sovrastruttura che si deve conoscere se ci si vuole occupare d queste tematiche. Per questo motivo quando gli amici Fabio e Mariagrazia mi hanno proposto questa direzione, differentemente da altre del passato, ho sentito subito la responsabilità e la sincera trepidazione nell’affrontare un percorso differente e di tale portata. Ho voluto comunque, come spesso avvenuto in passato, sentire soprattutto la ragione del cuore che mi ha spinto ad accettare e ad assumere questo onere, convito, che con la giusta sensibilità, si potrà lavorare insieme per raggiungere grandi obiettivi. Gianluca Rossellini