• Sab. Nov 26th, 2022

Il Santuario di Maria Santissima Scala del Paradiso  –  Emblematico e insigne Itinerario artistico e  religioso

Il Santuario di Maria Santissima Scala del Paradiso.    Emblematico e insigne Itinerario artistico e  religioso.   Noto città illustre, invitta ed eminente ebbe come simbolo un toro ritto su due zampe con l'incisione S.P.Q.N. in ricordo dei suoi fasti,ma fu durante il regno diFerdinando il Cattolico, insignita del titolo di urbs ingegnosa, che la città ebbe il proprio stemma ufficiale, consistente in uno scudo crociato bianco e rosso/amaranto ai cui lati si trovava a volte l'incisione Netum · urbs · ingegnosa · et · vallis · caput, altre volte semplicemente S.P.Q.N.  Il suddetto stemma rimase in vigore fino a pochi anni dopo l'unità d'Italia e tutt'oggi è possibile vederlo sui prospetti di diversi monumenti cittadini, come il municipio e la Cattedrale, quando, sulla scia di altri comuni siciliani e, in particolare, siracusani, fu adottato lo scudo sabaudo con l'aquila coronata, con l'antico scudo crociato (seppur modificato) posto sull'addome del rapace. Dopo l'occupazione della Sicilia (535-555 circa) da parte delle legioni bizantine dell'Imperatore Giustiniano, Noto fu arricchito di monumenti, come la basilica di Eloro e la Trigona di Cittadella dei Maccari, l'Oratorio della Falconara e la Cripta di S. Lorenzo Vecchio, il Cenobio di S. Marco, il Villaggio di contrada Arco. Nell'864 Noto fu occupata dagli Arabi del ras Khafaja ben Sufyan, che la fortificarono. Data l'importanza attribuita alla città dagli Arabi, Noto divenne, nel 903, capovalle e il suo territorio riportò l’organizzazione dell'agricoltura e l’avvio del commercio. La sua anima più intima mostra il suo volto attraverso la presenza di numerose architetture religiose ricostruite dopo il terremoto del 1693. Ripercorrendo la sua storia infatti non si può tralasciare l’importante filo logico che risiede nella continuità abitativa tra il colle Meti e il monte Alveria che ospitò il suo primo insediamento durante l'età del Bronzo Antico o Castellucciana (XVIII - XV sec. a,C,), come testimoniato dai reperti archeologici rinvenuti, ma la sua importanza è legata alla presenza dei Siculi nel III periodo (850 - 730 a.C.) ed in particolare nel IV periodo (730-650 a.C.), come è dimostrato dalla necropoli con tombe a cameretta sopra il ponte del Salitello. Sappiamo che Neaiton, secondo Polibio e Tito Livio, fu una colonia siracusana durante il regno di Ierone II, riconosciuta nel 263 a.C. dai Romani con un trattato di pace. Il Ginnasio, le mura megalitiche e gli Heroa ellenistici convalidano le ipotesi degli storici. Neas o Neve Eten, città nuova, divenne di costumi greci, ricadendo nella sfera di competenza siracusana. Siracusa sin dall’epoca bizantina sviluppò un sistema religioso capillare con i centri montani fecondi di chiese e oratori rupestri, da riscoprire attraverso sentieri di facile varco che ci fanno ancora rievocare antichi cortei  di viandanti in cerca di grazie e benedizioni. Il Santuario della Madonna della Scala, degno dei conventi barocchi presenti nell'attuale centro storico netino,  fu fondato dal Venerabile Girolamo Terzo ed edificato nei primi decenni del '700. Il suo imponente  prospetto in stile barocco  sorge in posizione eminente su un poggetto e rialzato da monumentali scalinate ed abbellito da un artistico balcone sul quale spiccano tre statue in pietra raffiguranti rispettivamente la Madonna della Scala e i profeti Elia ed Eliseo.  Il portale è sormontato da un bel balcone adorno di piccole ghirlande scolpite e racchiuso da una bella ringhiera bombata in ferro battuto. La sommità della facciata è coronata da un grande timpano spezzato. Dal terrazzo il visitatore o  il pellegrino, quasi assorto in un'atmosfera mistica, può ammirare un paesaggio verdeggiante e incorniciato da rocce calcaree. L’interno ad unica navata è dominato dall’'altare maggiore con un affresco in pietra, probabilmente della fine del Seicento, raffigurante la Madonna della Scala. Sotto l'altare giace in un'artistica urna di legno dorato del Settecento, il corpo di S. Franzo Martire. Da rilevare la plasticità  ed armonia  dell’artistico e pregevole coro a 24 stalli eseguito dal frate Camilleri, intorno alla metà del ‘700 e  dell’ arco gotico che incornicia il fonte battesimale. Graziosa la celletta del fondatore del Convento Fra Girolamo Terzo. Sul pavimento della Sagrestia interamente rivestito con maioliche di Caltagirone emerge uno splendido armadio sacro in legno intarsiato. Il Santuario Diocesano di Maria Santissima Scala del Paradiso dopo esser stato utilizzato come Abbazia Carmelitana, divenne la vecchia sede del Seminario estivo (spostata prima presso l'Abbazia di San Giovanni in Lardia, poi presso l'odierna ubicazione a San Corrado Fuori le Mura), oggi meta di pellegrinaggio mariano è una sintesi della bimillenaria tradizione in Val di Noto, dove la Madonna si è mostrata annunciatrice ed è ragguardevole perchè qui viene venerata la miracolosa immagine di "Santa Maria Scala del Paradiso". Secondo una leggenda, durante il periodo dell'alto medioevo (ancor prima della venuta di "San Corrado Confalonieri" da Piacenza), dipinto su calcarea rupe fra massi sporgenti al cosiddetto “passo del bove”, in contrada Scala nella valle del Torrente Santa Chiara,  sarebbe stato un affresco, poi rinvenuto,  raffigurante la Vergine Maria dal volto sorridente e soavemente estatico rivestita da un panneggiamento alla greca ritta in piedi,  attorniata da cinque testine d’angeli che tiene nel braccio sinistro Gesù Bambino dai riccioli d’oro, mentre al suo fianco destro si vede la simbolica scala del Paradiso che tocca il cielo in uno sfondo di colline verdeggianti e fiorite. In seguito all'evento miracoloso molta gente andò in pellegrinaggio lì per adorare l'effigie della "Madonna". L'affresco murale venne poi staccato e conservato infine nella Chiesa facente parte del convento. Questo interessante quanto imponente complesso chiesastico fu progettato dall'architetto Rosario Gagliardi per volere del "Venerabile Girolamo Terzo". Di fianco alla chiesa vi è il grande Convento Carmelitano di proprietà della Curia vescovile netina, caratterizzato da una bella facciata barocca posto in posizione sopraelevata e raggiungibile da una breve scalinata. Essa è caratterizzata da un portale arcuato decorato da rosette scolpite a bassorilievo sopra le quali insiste un balcone sormontato da un timpano semicircolare. Ai lati del portale e del balcone 20 finestrelle , 10 su ogni ordine suddivise in 5 dal corpo centrale. Il  Convento,  chiuso al pubblico, ma visitabile dietro richiesta alla Curia, esibisce al visitatore la "Cella del Venerabile Girolamo Terzo" che conduceva una vita ascetica andando anche in Eremitaggio presso le cavità rupestri poste sotto l'Eremo o alla Cava dei Pizzoni a San Corrado di Fuori. Riposti nella Cella, un letto interamente in legno,  frustini per la penitenza,  libri sacri, corone del Rosario, mobili e utensili  personali del "Venerabile". Il Cenobio possiede arredi, opere d'arte sacra, paramenti e oggetti chiesastici sei- settecenteschi. Da ammirare anche il chiostro e il giardino mediterraneo posto sul retro della Badia nonché l’antichissima ala del complesso monastico ancora integra nel suo austero splendore.  La “via sacra” affiancata dalle edicole dei misteri del rosario fino al ponticello sulla convergenza di due valli si conclude così sul clivo della collina assolata dove appare maestosa una chiesa dalle linee dell’arte settecentesche alla quale la fede e la pietà hanno dato il nome della Madonna, raffigurata nella simbolica  scala vista da Giacobbe che tocca il cielo. (Genesi 28,12).   Melinda Miceli Scrittricee Critico d'arte
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.