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L’INCONTRO CON IL MAGO: GABRIELE LA PORTA. Di Valentina Orlando

Diconteateam

Feb 22, 2019

Dei miei versi hai detto:

“Come le ali di Psiche. Ci guardano dall'alto, questi versi. Sono messaggeri, questi versi, e quindi Angeli", ORA L’ANGELO DEI TU.

Quando Gabriele La Porta diede appuntamento a me e al mio compagno a Roma era una di quelle giornate difficili, in quel periodo miravo solo a finire la giornata cercando di sopportare il dolore e in quello stesso giorno dovevo prima passare in ospedale per una radiografia. Sentivo che non era uno scherzo, perché? Un sogno mi aveva preannunciato tutto, anche se la mia parte razionale non voleva credere a quella parte di me che a volte sembra ricevere messaggi provenienti dall’altrove. Quel giorno accadde di tutto: la luce staccata all'improvviso per una bolletta che avevamo dimenticato di pagare e che ci fece ritardare la partenza per l'ospedale di Norcia, il che ci fece evitare di rimanere bloccati in autostrada a causa di una manifestazione che l'aveva resa impraticabile, altrimenti saremmo rimasti imbottigliati per ore. Prendemmo la vecchia Flaminia, "non arriveremo mai in tempo" ci dicevamo e invece arrivammo in anticipo all'hotel "I cavalieri". Tra me e me pensai alla singolare coincidenza: stavo per pubblicare anche un racconto sulla cavalleria, ma Gabriele La Porta non lo sapeva. Arrivò puntualissimo e io riposi il mio raccoglitore celeste - colore che io sapevo amava moltissimo e colore dei suoi occhi - che conteneva la bozza di Visioni in Volo su di un tavolino di vetro. Bevemmo un prosecco e parlammo di tutt'altro, dell'odio verso il principio femminile, ci chiedemmo di quale natura siano le forze che spingono ancora verso la sottomissione della donna. Poi qualche foto, giusto il tempo di donargli il mio saggio filosofico, e un saluto veloce. Lo guardai allontanarsi col mio raccoglitore celeste sotto braccio e mi venne in mente il titolo di un capitolo del prossimo libro di poesie che sarà un ritorno alla Terra dopo il volo. Non ci sentimmo per mesi, ma quando arrivò la prefazione compresi che aveva letto tutto e che mi aveva letto l'anima. Poi lunghi mesi di convalescenza, farmaci, cure, mi sembrava impossibile guarire, eppure quel dolore, da un sogno preannunciato, ora è solo un lontano ricordo, sparito nel nulla anche se ha cambiato irreversibilmente il mio rapporto con la corporeità e mi ha aperto gli occhi sulla condizione di arretratezza del nostro sistema sanitario - molto avanzato per certi aspetti rispetto a molti altri paesi -  rispetto al problema del dolore cronico; di esso vi sarebbe stata una labile traccia nelle poesie di quel periodo, che sarebbero uscite nella raccolta che segna il  ritorno alla terra, Tentativi di un approdo (ed. LuoghInteriori)

Quell’incontro è impresso nella memoria del cuore e in quella parte di me sempre volta alla luce della Sapienza. Maestro, quando ti guardavo su Rainotte, con stupore e ammirazione, non potevo pensare ci saremmo incontrati e che proprio tu mi avresti incoraggiato a pubblicare. Dei miei versi hai scritto:

Dei mie verso hai scritto:: “Come le ali di Psiche. Ci guardano dall'alto, questi versi. Sono messaggeri, questi versi, e quindi Angeli", ORA L’ANGELO DEI TU e quando ti rivedrò riconoscerò immediatamente la tua luminosità quella di un’anima che ha dedicato la propria vita alla Sapienza. 

Valentina Orlando 

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