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La volpe e il leone – Shakespeare vs Cervantes. Il mistero dell’autore di Giulietta e Romeo. Intervista all’attore Giuseppe Zeno. A cura di Melinda Miceli Critico d’arte

Diconteateam

Mar 23, 2019
Di Melinda Miceli Scrittrice e Critico d'arte 
 

Chi era davvero Shakespeare? Sono passati 500 anni dalla sua morte, ma i misteri che avvolgono William Shakespeare (nato nell'aprile del 1564 a Stratford-upon-Avon e morto il 23 aprile 1616) continuano ad appassionare gli accademici.  Perché alla sua morte nessuno scrisse un elogio funebre in sua memoria? A partire dalla metà dell’Ottocento, molti studiosi hanno cercato di rispondere  a questa domanda con nomi dì  plausibili autori celati dietro quello del celebre drammaturgo inglese: dal filosofo Francis Bacon, allo scrittore Christopher Marlowe, da Edward de Vere conte di Oxford, alla contessa Mary Sidney di Pembroke (sorella del poeta Philip) e persino la regina Elisabetta. Autori inglesi, tranne l’ aspirante italiano e ad oggi più gettonato, John Florio, attivo in Inghilterra nel '600, letterato e docente a Oxford, con incarichi di merito alla corte d’Inghilterra.

Eppure dai documenti giudiziari e commerciali, finora rinvenuti, prevale un’immagine del poeta Shakespeare  simile a quella di un rozzo commerciante che comprava grano durante le carestie per rivenderlo a caro prezzo, insomma un usuraio e un evasore fiscale. Henry James defini' il Dante inglese, William Shakespeare, nel 1903 come “la più grande e più riuscita frode che sia mai stata realizzata nei confronti di un mondo paziente”. Da stalliere ad attore il metaforico poeta si aggregò a una delle compagnie teatrali capitate a Stratford intorno al 1587, cominciando così la sua carriera o forse impiegando quel tempo per farsi una cultura, ammesso che veramente sapesse scrivere. Afferma Corrado Panzieri, studioso di Shakespeare e autore di una biografia sui Florio, in corso di pubblicazione, che potrebbe essere stato John Florio a creare le opere che oggi vengono attribuite al poeta avvalendosi degli appunti, dei racconti e dei testi portati dall’Italia dal padre Michelangelo e grazie alla cerchia di colti parenti e amici e di altri drammaturghi emergenti.

Lo confermerebbero i tanti neologismi inventati da John nelle traduzioni inglesi delle opere italiane, l’ambientazione nelle città italiane e nei luoghi al di fuori dell’Inghilterra e le storie romanzate di personaggi che il colto fiorentino aveva conosciuto. Michelangelo viveva in Inghilterra in incognito per timore dell’Inquisizione, mentre suo figlio, John Florio, era un uomo pubblico, e per questa ragione non poteva firmare le sue opere. Occorre rilevare che nel 600 il giogo della Santa Inquisizione in Europa aveva reso misteriose le biografie e gli scritti di grandi autori come Dante, Shachespeare, Goethe, Cervantes, Montaigne, essendo la chiesa il più influente e fatale nemico della Cultura e delle loro vite sempre in bilico tra il loro pensiero e l’alto controllo.  Ho citato propriamente gli autori grazie alle cui opere fu modificato e ampliato il volto della linguistica nazionale italiana, inglese, spagnola e francese.  “La volpe e il leone – Shakespeare vs Cervantes” in scena al teatro Pirandello di Agrigento il 16 al 17 marzo per la regia di Stefano Reali versatile autore di cinema e tv, riesuma il grande mistero del poeta inglese. Interpretazione eccellente di Giuseppe Zeno con Ruben Rigilio dietro una prestigiosa sceneggiatura che immagina un incontro avvenuto il 27 ottobre del 1571 in un reparto dell’ospedale di Messina, tra il giovane Miguel de Cervantes, che da sei anni vive in Italia reduce dalla batta­glia di Lepanto e John Florio e un giovane poeta inglese stranamente abilissimo nel parlare in italiano. Il testo si articola in dialoghi che nel crescendo della tensione scenica sfociano anche in pressanti accuse e invettive. Durante il duello di scherma  si raggiunge l'acme e viene dissepolto il segreto della misteriosa figura di Shachespeare in relazione anche agli intrecci letterari del tempo.

Abbiamo avuto il piacere di conoscere il protagonista di La volpe e il leone – Shakespeare vs Cervantes, l'attore Giuseppe Zeno che al teatro Pirandello ha rilasciato ad Ars Magistris un'esclusiva intervista.

Sei un attore di cinema, fiction e teatro molto ricercato, cosa ti ha mosso a recitare in questo riuscito progetto?

"A far parte di questo progetto mi ha mosso soprattutto lo spunto, l'idea, l'entusiasmo che Stefano Reali ha messo su dall'inizio. La possibilità di confrontarmi con un'idea letteraria importante, il poter interpretare un personaggio decisamente sanguigno e dolente, un eroe che cade e si rialza continuamente come Cervantes.

E’ una possibilità rara che ho cercato di cogliere anche perchè con questo tipo di operazioni si sposa un modo di fare intrattenimento attraverso il teatro e si dà al pubblico la possibilità di ricevere importanti spunti di riflessione su una materia come il nostro Rinascimento alla luce del riferimento di grandi poeti. Un bellissimo percorso al di la del conflitto di Florio e di Cervantes é stato messo in scena attraverso una bellissima escursione tempo vita. Tutto ciò potrebbe essere un'interessante lezione sul Rinascimento".

Zeno si può definire questo spettacolo un incubatore culturale letterario?

Per quanti autori vengono citati e per quante nozioni vengono date al pubblico e appunto la sfida consisteva in questo, rendere in drammaturgia e dare tutto ciò che sulla carta potrebbe semplicemente essere tutto un contenitore di informazioni e l'espediente che si è trovato per coniugare i due aspetti per una drammaturgia che seppur in qualche modo inventata prende spunto da informazioni reali".

Quali i tuoi progetti futuri?

"Il 28 marzo va in onda una serie televisiva che ho girato con Vittoria Puccini  "Mentre ero via" prodotta da Rai Endemol con la presenza di Mariano Rigilio. Io sono impegnato tra tante tourne’ teatrali e cine televisive che sto cercando di valutare per confrontarmi con personaggi intriganti e accattivanti anche culturalmente".

Hai mai pensato di andare all’estero dato che il tuo volto Holliwodiano si presta?

"Ho fatto il percorso inverso, ho avuto modo di lavorare in Sud America, in Argentina, in Uruguay, in Brasile, in Cile e a New York avevo l’occasione di rimanere, ma non me la sono sentita, ero troppo giovane e sono tornato indietro.  Ho anche recitato in una serie televisiva spagnola 2 anni fa. Mi arrivano spesso delle proposte spagnole e inglesi e mi divertono mi colgono attento cercando di ripagare la fiducia di chi mi propone questi lavori. Non mi è andata male ad oggi mi ritengo soddisfatto del mio lavoro che faccio con grande passione e professionalita".

Oltre ad essere un grande e carismatico interprete Giuseppe Zeno si é rivelato anche ferrato culturalmente, un attore esemplare. Il folto pubblico presente lo conferma  con lo sguardo fisso sul suo Cervantes che scelse l'immortalità e combatte' l'anonimato nell'arte shachesperiana. Un segreto ancora sepolto fra i 340 volumi e gli scritti dei Florio. John, infatti, lasciò tutto in eredità al conte William III di Pembroke e tuttora gli eredi si rifiutano di aprire la loro biblioteca agli studiosi di sicuro per alimentare e difendere il falso mito letterario dell'Inghilterra. 

Una piece teatrale di critica letteraria quella del regista Stefano Reali che facendo riaffiorare i misteri letterari europei sotto il gioco dell'Inquisizione li elabora scenicamente con una  macchina narrativa che non lascia nessuno spazio a maschere e a vaghe costruzioni letterarie. 

 

Melinda Miceli Scrittrice e Critico d’arte

 

 
 

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