Ben trovato. Ti presento un quadro della pittrice italiana Artemisia Gentileschi. Le sua opere raccontano di donne coraggiose, capaci di lottare a costo della propria vita per dimostrare di esistere. Protagoniste sono le eroine della Bibbia, dietro le quali si nasconde sempre un unico volto: quello dell’autrice. 

«Susanna e i vecchioni», del 1610, oggi in Germania, rappresenta un episodio contenuto nel libro biblico di Daniele. Susanna, «donna di rara bellezza e timorata di Dio» è sorpresa al bagno da due anziani che frequentavano di solito la casa del marito. I due attirati dalla sua bellezza e non riusendo più a dominare la loro brama, la sottopongono a un ricatto sessuale: o accetta di soddisfare le loro voglie o diranno al marito di averla sorpresa con un amante. Susanna non scende a compromessi con i suoi valori e accetta l’accusa. Preferisce perdere la vita da innocente piuttosto che peccare contro Dio e tradire il marito.

Colpisce l’essenzialità del quadro. Non vi sono elementi iconografici, tipici di questo episodio, come fontane, ancelle, o alberi che nascondono i due guardoni. La scena vede Susanna aggredita alle spalle dai due vecchi, appoggiati ad una balaustra. Avevano aspettato di nascosto per sorprenderla mentre faceva il bagno. Momento cruciale in cui la donna avverte tutta il pericolo che la minaccia, mentre ancora un piede è immerso nella vasca. Le teste dei protagonisti sono iscritte in un triangolo rovesciato, con alla base il capo dei vecchi che si sono lasciati accecare dalla loro passione e gravano sopra la testa della giovane che risulta così oppressa. Il senso di sopraffazione è aumentato dal muro compatto alle sue spalle. Artemisia, donna artista che lotta per affermarsi in mondo esclusivo di uomini, invita a riflettere. Una passione malata, se coltivata, può portare in un vortice da cui è difficile uscirne. Forse bisogna estirparla con scelte decise, prima che diventi vizio che schiavizza e crea dipendenza. 

Uno dei due anziani suggerisce all’altro parole sconce, che hanno un peso tale da spingere Susanna a ritrarre la testa riparandosi con le mani. Si difende dalla volgarità. Artemisia stessa era stata vittima di uno stupro all’età di 17 anni da parte di Agostino Tassi e questo spiega la finezza nell’interpretare la storia. Osservando quest’opera ho considerato le tante donne che nella storia hanno dovuto subire violenze e abusi. 

La scena è drammatica, si intuisce la forza e la purezza di questa donna che nonostante le minacce di morte, non si concede, sperando nell’aiuto di Dio, segno di una grande fede, nella quale era stata educata. «Ad alta voce esclamò: “Dio eterno, che conosci i segreti, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me!” E il Signore ascoltò la sua voce». La fede in Dio che non abbandona e si prende cura dei suoi figli è la sua forza per affrontare la prova. E questa fiducia non rimarrà inascoltata. Sarà il giovane Daniele a scagionarla e smascherare l’inganno dei due uomini che verranno condannati. Il testo biblico per esprimere la punizione dei due anziani usa un linguaggio duro. Daniele apostrofando ciascuno dice: «La tua menzogna ti ricadrà sulla testa. L’angelo di Dio ti aspetta con la spada per tagliarti in due e così farti morire». Questo «tagliare in due», è proprio l’immagine di quello che il peccato fa all’uomo. Lo divide dentro e fuori, la sua condizione è di una solitudine esistenziale tremenda, spesso schiavo di se stesso.

Susanna invece è modello di donna libera, capace di lottare per difendere i suoi ideali. La sua fede le permette di affrontare una prova terribile da cui esce vittoriosa. Con San Paolo forse avrebbe affermato: «Dio non mi ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza. Non mi vergogno di dare testimonianza al Signore nostro e con la forza di Dio, soffro per il Vangelo. È questa la causa dei mali che mi affliggono, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fiducia».

Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte

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