Benvenuto . Ti presento il «Giudizio Universale» del Beato Angelico, del 1450 ca, particolare di un Trittico conservato nella Galleria Corsini a Roma.
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra». Con queste parole il vangelo di Matteo presenta il Giudizio Universale, anticipato dalla Parusia. Termine quest’ultimo usato soprattutto in ambito profano, infatti indica la presenza o l’arrivo del re nell’accampamento. Nella Bibbia è usato in riferimento alla venuta in gloria di Gesù, seguita dal giudizio finale, la conclusione della storia e l’ingresso nell’eternità. In Cristo si attua la nuova creazione, «cieli nuovi e terra nuova» che lo vedranno Signore indiscusso su tutto, persino sul male, definitivamente schiacciato e sconfitto. Possiamo contemplare questa verità di fede in moltissime opere d’arte, veri e propri capolavori.
L’angelico realizza il trittico ligneo che raffigura l’Ascensione e la Pentecoste ai lati, e al centro il Giudizio Universale. Cristo glorioso è posto al centro della tavola in una mandorla aurea. Forma e colore simboleggiano la natura divina. È il Figlio di Dio, morto in croce, porta ancora i segni dei chiodi sulle mani, e poi risorto. Il trono è formato da nuvole, infatti il Vangelo ricorda che «Vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole con potenza e gloria grande». Gesù è già nell’alto dei cieli, assiso «alla destra del Padre», condividendone la gloria e la potenza. Le sue vesti sono bianche, fatte di luce che si espande su tutta la scena. Ha un braccio benedicente e un altro che regge un libro. Dall’Apocalisse leggiamo: «Fu aperto il libro della vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quel libro, ciascuno secondo le sue opere». 
Sulle nuvole siedono gli apostoli e i santi. Si riconoscono a destra di Gesù Pietro con chiavi e libro e suo fratello Andrea, vestito di verde e le mani giunte. A sinistra Paolo con spada e libro e Giovanni Evangelista, identificato per la minutissima iscrizione dorata dipinta sulla manica. Dietro il diacono e protomartire Stefano o secondo alcuni Lorenzo e, alla destra del Messia, un pontefice santo, forse Sisto II, martirizzato, secondo la tradizione, poco prima di Lorenzo, con le presumibili sembianze di Eugenio IV. Nella parte superiore si distinguono fondatori di ordini monastici, Agostino con la mitria vescovile e Benedetto con l’abito nero del suo Ordine. Domenico, vestito di bianco con mantello nero, con giglio e stella sul capo e Francesco con saio e cordone. 
Ancora più in alto folto coro angelico, allegoria di un infinito altrove, chiude il registro superiore. Fra la Chiesa Celeste e l’umanità tre angeli in volo. Quello centrale, dalla figura dorata, stringe la croce, mentre ai suoi lati gli altri due, diafani, annunciano l’epilogo della storia dell’uomo. Difatti, uno mostra simboli della Passione e l’altro suona la tromba del Giudizio. 
In basso, un paesaggio richiama la Valle di Giosafat, luogo indeterminato ove Dio giudicherà, alla fine dei tempi, tutti gli uomini. Tra sepolcri spalancati e in prospettiva verso lo sfondo stanno due gruppi, distintamente separati: i beati e i dannati. I primi sono definiti da azioni gioiose e allegre, descritti con colori brillanti e vivace; i secondi, in antitesi, sono caratterizzati da dolore e angoscia, spinti dai demoni verso l’inferno, «Dove sarà pianto e stridore di denti». I colori sono scuri e anticipano la mancanza di luce dell’eterna condanna.

Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte

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