Bruegel il Vecchio – Banchetto nuziale, a cura di Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte

Benvenuto. Ti presento «Banchetto nuziale» di Pieter Bruegel il Vecchio, prototipo della pittura di genere. Opera del 1568 ca., conservata a Vienna.
Spesso nella tradizione biblica la relazione tra Dio e l’uomo è presentata con l’immagine del banchetto di nozze. L’esperienza di Dio fonda le radici negli anfratti dell’esistenza umana, dove si radica anche il bisogno di amore di ogni uomo.
Forse ricordi con piacere delle feste a cui hai partecipato, dove stare con gli altri ti rendeva felice, dove nessuna persona a te cara mancava, dove le formalità erano messe da parte per far posto alla spontaneità, alla gradevolezza dello stare insieme. Da questo ricordo prendo spunto per analizzare l’opera di Bruegel e riflettere sulla bellezza di stare insieme, annuncio di una festa senza fine.
Osservandola con attenzione sembra di poter sentire la gioiosa confusione che si libra nell’aria al suono della musica. La scena si svolge dentro un edificio molto grande e semplice: probabilmente si tratta di un granaio o un pagliaio. Non serve il luogo elegante o sfarzoso a rendere importante ciò che sta avvenendo. Non le apparenze ma la sostanza è importante: i veri protagonisti sono gli invitati, gente semplice ma piena di umanità.
Viene celebrato un banchetto nuziale di una coppia di contadini. La sposa siede davanti al telo verde appeso alla parete e indossa una corona con aria vagamente assorta. Al di sopra la ciotola della fertilità. Accanto ha i genitori, il padre indossa un mantello foderato di pelliccia e ha una sedia preminente rispetto alle panche degli altri invitati. Lo sposo, preposto a servire ai tavoli, è forse da identificarsi con l’uomo che sta versando della birra in una brocca a destra. Sembra esserci allusione al ruolo dello sposo per eccellenza, Gesù che «Non è venuto per essere servito ma per servire» l’umanità e prendersene cura. Le due spighe intrecciate sono augurio per l’unione della coppia.
Un uomo dal berretto rosso si volta al centro per prendere delle scodelle di cibo e passarle ai convitati, portate da sue inservienti su un rudimentale vassoio d’assi che altro non è che un’anta di finestra. Si tratta di polenta, data la rigidità che mantiene, specialmente nel piatto portato sul tavolo.
Se osservi attentamente il cameriere con la giubba rossa ha due piedi sinistri, uno più arretrato, sotto il piano in legno, ed uno più avanzato quasi come l’altro. Sembra che l’artista non sapesse come posizionare quel piede.
Il suonatore di zampogna con la giubba rossa ha smesso di suonare per osservare, con espressione di golosità, i piatti che i camerieri stanno servendo. In lontananza altri personaggi si accalcano alla porta e un bambino, seduto all’estremità del tavolo, si succhia un dito. Al centro del dipinto un uomo che mangia, si tratta dello scemo del villaggio.
Altri invitati, grandi e piccoli senza distinzione, sono gioiosi e vestiti a festa. Particolare che allude al banchetto escatologico, cioè della fine dei tempi e la gioia che ne consegue. Sarà gioia, una gioia dilatata all’infinito. Non ci sono parole per poter descrivere questo stato di beatitudine. Il banchetto può rappresentarne un pallido confronto. La gioia cristiana è una tristezza superata, è partecipare al banchetto nuziale che inizia qui e finirà nell’eterno cuore di Dio. 
Un cane spunta da sotto la tavola, vicino a un prelato che sta confessando un uomo dalla barba rossa, seduto su un mastello rovesciato e con spadino al fianco: possibile autoritratto di Bruegel.
Una piccola ospite in primo piano gusta e si lecca le dita e tra le mani tiene pane addolcito con burro e ha in testa un grande cappello con una piuma di pavone. Quest’ultimo animale, nella simbologia cristiana, indica la risurrezione.
Nella tela nessuno è fuori posto, sono tutti vestiti a festa e tutti contenti di starci. Le nozze sono il trionfo dell’amore che ha anche un altro  nome: libertà. Nessuno può costringere chicchessia a ricambiare un sentimento. Così Dio, il grande amante, rispetta la tua libertà: non ti costringe a partecipare alla festa che Lui prepara per te. Grazie per la tua attenzione.

Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte

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