• Ven. Ott 7th, 2022

Benvenuto !

Ti presento «Sposalizio della Vergine» di Raffaello Sanzio, opera del 1504 conservata nella Pinacoteca di Brera a Milano.L’episodio del matrimonio di Maria e Giuseppe ha avuto ampia diffusione nella tradizione artistica.

La narrazione dell’avvenimento ha la sua fonte in uno scritto apocrifo attribuito a Giacomo ed è in seguito ripresa nella Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine: al compimento del quattordicesimo anno di età, così come le altre compagne, anche Maria avrebbe dovuto lasciare il Tempio di Gerusalemme per tornare nella casa dei genitori e prendere marito; le fanciulle nel Tempio tessevano paramenti liturgici e per questo la giovane donna in primo piano tiene in mano un panno di lino.

Costei è incinta ed è vestita di nero, colore del lutto, a prefigurare il dolore causato a Maria dalle sofferenze che suo Figlio dovrà sopportare.

La scena si svolge in un ambiente caratterizzato da rapporti geometrici ordinati, simbolo dell’armonia universale e della perfezione divina: le linee prospettiche convergono verso il portale aperto del Tempio, simbolo che tutto deriva da Dio e a Dio tutto ritorna.

Proprio sul Tempio di Gerusalemme si può notare la firma dell’autore e l’anno di realizzazione del dipinto.Raffaello rappresenta il momento in cui avviene il fidanzamento tra Giuseppe e Maria: egli dona l’anello, simbolo della fedeltà nuziale, alla sua sposa.

Cinque uomini e cinque donne sono ai lati dei protagonisti e al centro il sacerdote presiede il rito.Al fine di comprendere la volontà di Dio in merito a chi dovesse essere il promesso sposo, il sacerdote organizzava una prova: radunava accanto all’altare i bastoni portati dai celibi pretendenti al matrimonio e tra questi vi era anche Giuseppe, discendente dalla casa del re Davide.

Sarà proprio il suo bastone a fiorire e su di esso si poggerà una colomba bianca: è segno che la scelta di Dio è ricaduta su di lui.

Da questo episodio deriva l’attributo iconografico che lo caratterizzerà nell’arte occidentale, ovvero un bastone fiorito, a volte a volte accompagnato da una colomba.

Raffaello riporta il particolare dei pretendenti con bastoni in mano e solo quello di San Giuseppe è fiorito: suscita interesse il giovane uomo in primo piano che, deluso per non essere stato prescelto da Dio, spezza con un ginocchio il bastone secco.

A differenza di tutti gli altri pretendenti, Giuseppe ha la barba: ciò sottolinea la sua maturità e soprattutto il suo ruolo di padre putativo e non reale, in quanto quest’ultimo è «il Padre che sta nei cieli»; indossa un mantello di colore giallo che allude sia alla sua condizione ebraica, sia al cambiamento che sta avvenendo in quel momento nella sua vita, tanto che per lo stesso motivo Maria indossa una veste rossa ad indicare la sua umanità e un mantello blu per suggerire la divinità di cui è rivestita quale madre di Dio («lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra»).

I Vangeli canonici riportano poche notizie sulla vita di San Giuseppe: Matteo scrive che era un uomo giusto, cioè una persona la cui condotta di vita godeva del compiacimento di Dio; doveva essere una persona buona, attenta ai bisogni del prossimo e obbediente alla volontà di Dio, come dimostrano i suoi piedi nudi, simbolo di umiltà e di fiducia.

Visse momenti di angoscia, come quando scoprì la gravidanza di Maria, sua moglie.Matteo riporta che «Giuseppe non voleva denunciarla pubblicamente, come sarebbe stato suo diritto; decise invece di ripudiarla in segreto», cioè di evitare ogni pubblicità e scandalo trattando la giovane sposa con riservatezza e rispetto.Queste ore di angoscia saranno risolte dall’intervento di Dio: l’angoscia è parte della vita dell’uomo, uno dei tormenti più cocenti e striscianti e profondi, pronta a colpire senza preavviso e senza sosta.

Porta a credere di trovarsi in una situazione insostenibile, come quella in cui si trovò Giuseppe di fronte ad un avvenimento di cui non capiva nulla: come era possibile che la sua amata Maria fosse incinta, senza che lui ne sapesse niente? In questa situazione senza via d’uscita, interviene Dio.

Molti uomini hanno sperimentato un intervento dall’alto in situazioni simili e sono riusciti a vincere ciò che li opprimeva.

Spesso un Potere superiore ti attende a braccia aperte per accogliere il tuo salto nel buio e forse anche tu, qualche volta, hai compreso che non esisteva altra alternativa se non Dio: quando ti sei sentito solo, perduto, oppresso dalla debolezza, schiacciato dal peso dei tuoi limiti, hai sperimentato la sua presenza, il suo aiuto, in altre parole la sua Provvidenza.

San Paolo l’ha definita: «uno sperare contro ogni speranza».L’evangelista Giovanni scrive nella Prima Lettera: «Anche se il nostro cuore ci condanna, ebbene, Dio è più grande del nostro cuore».

L’avvenimento più importante della mia vita è stato l’incontro con Dio e da questo ho attinto e continuo ad attingere tutta la forza di cui ho bisogno per affrontare ogni giorno le sfide che la vita mi mette davanti. Grazie per la tua attenzione.

Alessio Fucile Storico dell’arte