«Gesù e il giovane ricco» di Heinrich Hofmann

Ti presento «Gesù e il giovane ricco» di Heinrich Hofmann, opera del 1889 conservata nella famosa Riverside Church di New York.

L’episodio evangelico narra l’incontro di un giovane che corre incontro a Gesù e gli domanda: «Maestro buono, cosa devo fare per avere la vita eterna?».

E Gesù risponde: «Conosci i comandamenti: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre».

Lui risponde: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora, Gesù lo fissa, lo ama e gli dice: «Una cosa sola ti manca; va! Vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo, poi vieni e seguimi».

Egli però rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.

Il pittore tedesco Hofmann dipinge il giovane in piedi, vestito lussuosamente: la sua ricchezza è allusa dalla tunica vellutata, dal mantello di pregiata fattura, dal cappello di preziose sete e gioielli.

È ricco, sembra avere tutto, eppure non è felice: lo rivela il suo sguardo perso nel vuoto, gli manca qualcosa che gli riscaldi il cuore! Al centro, Gesù è messo in risalto dal colore delle sue vesti: il rosso della tunica è simbolo della natura umana e l’azzurro del mantello è simbolo della natura divina.

Guarda il giovane e con il suo sguardo non lo critica, ma lo fissa con intensità esprimendogli amore e tenerezza: «Vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo, poi vieni e seguimi».

La proposta di Gesù è rivoluzionaria: solo donando il giovane potrà sentirsi veramente ricco, solo distogliendo l’attenzione da sé a favore del prossimo potrà scoprire veramente la propria identità, solo rispondendo con il suo amore concreto a quello sguardo di amore potrà respirare l’eternità.

L’invito di Gesù non è solo gesto formale ma è una provocazione ad imitarlo, a seguire le sue parole ed il suo esempio.

Questa è la chiave del dipinto, tanto che Gesù indica qualcuno in secondo piano: si vede un vecchio zoppo che si sostiene ad una stampella, ed una giovane donna – forse vedova – provata dagli stenti.

Gesù sta con i peccatori, con i paralitici, con gli esclusi, con le persone difficili da accompagnare e rimanere accanto a coloro che non possono ricambiare vale ancora di più che rinunciare ai propri beni: Gesù conosce i bisogni altrui, il ricco li ignora perché non li ha mai provati.

Il giovane era inquieto per via di una buona ispirazione che lo spingeva ad avvicinarsi a Gesù e a seguirlo, ma non ha avuto il coraggio di liberare il suo cuore dalla schiavitù dei beni materiali.

Pur essendo egli un uomo buono, il suo cuore rimane imprigionato: così, alla fine, i suoi beni hanno scelto per lui e lo hanno portato a rinunciare alla proposta di Gesù.

Forse anche tu hai spesso sentito il desiderio di seguire un’ispirazione o un ideale o una persona, ma poi il cuore incerto ha vacillato e ha preferito la via del ritorno: e così, tutta quella gioia iniziale è diventata tristezza.

Nel corso della vita ti accorgerai che la felicità è una realtà che tanti rigettano: molti vedono il bene ma scelgono il male, intravedono la possibilità di essere felici ma finiscono per autoinfliggersi una condizione di infelicità nella quale si tortureranno per tutta la vita.

Dio ti indica quello che puoi essere, ma poi sta a te acconsentirvi o meno perché nella vita di ciascuno Dio non si impone ma si propone solamente, avvicinandosi con il suo amore che presuppone la libertà: se l’amore fosse imposto non sarebbe amore, sarebbe una costrizione.

C’è una salvezza, c’è un Dio che è morto per te e che ti ricolma di beni: piegarsi al suo giogo dolce vuol dire accettare un’eterna felicità.

E i beni di cui Dio sa ricolmare sono di gran lunga superiori a quelli terreni: questo giovane ricco ha tenuto fede ai comandamenti ma è poi inciampato nell’idolatria della ricchezza di questo mondo.

Ma non dobbiamo per forza immaginare una conclusione diversa alla storia di questo ragazzo, abbiamo un altro ricco a cui guardare, un ricco che invece ha capito: in Zaccheo è la rivincita, il cammello che passa per la cruna dell’ago unendo ricchezza e salvezza. Ricco com’è, si arrampica su un albero perché desidera vedere Gesù, che a sua volta desidera pranzare proprio a casa di Zaccheo: e così Gesù può portare la sua salvezza nella casa di un ricco che così ricco non sarà più, perché ha già deciso che darà la metà dei suoi beni ai poveri e che restituirà quattro volte tanto a coloro a cui aveva fatto torto.

Appare allora chiaro come l’affare migliore sia sempre privarsi di ciò che imprigiona, di ciò che lega a questo mondo e di ciò che impedisce di andare dietro a Gesù.

Grazie per la tua attenzione.

Alessio Fucile Storico Dell’arte

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