• Ven. Ott 7th, 2022

Brusaferro – Cristo e l’adultera – a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte

Diconteateam

Mar 11, 2022

Girolamo Brusaferro – Cristo e l’adultera, a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte

Il dipinto presenta la celebre scena evangelica in cui un processo contro una donna adultera diventa un’occasione per cogliere in fallo Gesù: i suoi nemici sfruttano la Legge come pretesto per mettere in difficoltà l’autorità del maestro di Nazareth e avere di che accusarlo.

L’artista palesa questa volontà degli scribi e dei farisei ponendo tra le loro mani dei libri che alludono ai testi della Scrittura, sulla quale si fonda la loro pretesa di lapidare la donna adultera: «Mosè comanda di lapidare simili donne. Tu che ne dici?».

Se Gesù segue la severità della Legge, approvando la lapidazione della donna, perderà la sua fama di bontà che tanto affascina il popolo; se invece vorrà essere misericordioso, dovrà andare contro la Legge. In secondo piano a destra si vede un uomo con una lente di ingrandimento che scruta il libro sorretto da un altro: questo strano personaggio rappresenta la necessità di scrutare con occhi diversi e nuovi la Legge antica, non fermandosi solo alla lettera ma cogliendone la verità essenziale.

È esattamente ciò che fa Gesù che non è venuto «ad abolire la Legge o i Profeti, ma a dare pieno compimento». Brusaferro dipinge Cristo inginocchiato nell’atto di indicare con una mano il libro della Legge e con l’altra il pavimento su cui ha già scritto le parole misteriose di cui dà notizia Giovanni nel suo Vangelo.

Il gesto bidirezionale delle mani di Gesù sembra alludere a quell’aspetto della sua missione che Matteo ben sintetizza nel suo Vangelo quando afferma: «Avete inteso che fu detto agli antichi… Ma io vi dico».

Così il Cristo di Brusaferro, indicando da una parte la Parola di Dio e dall’altra le parole che egli stesso ha scritto, sembra voler sottolineare che non vi è antinomia tra lui e la Legge, tra ciò che egli dice e ciò che è scritto nell’Antica Alleanza.

La vera antinomia sta invece tra il cuore “indurito” degli uomini e quello misericordioso di Dio: gli scribi, i teologi e i moralisti avevano il torto di ritenersi fedeli alla legge quando invece si limitavano ad applicarla entro schemi incapaci di aprirsi alla perenne novità di Dio.

L’episodio rappresentato dal Brusaferro è uno dei più sconvolgenti passi del Vangelo che può stimolarti a una crescita reale: se gli scribi e farisei, rappresentati nelle loro lunghe e paludate vesti, rappresentano coloro che vogliono eliminare il male, Gesù altrove dice che le prostitute e i peccatori ci passeranno avanti nel regno dei Cieli.

Non si tratta di una sorta di assoluzione generale, ma è un invito ad andare più in profondità, a cercare dentro di noi le tracce dell’infanzia che sono sopravvissute a tutti i cambiamenti repentini della vita. Gesù vuole far riemergere quel bambino che è in ogni donna e in ogni uomo, portandolo all’evidenza oltre la maschera del perbenismo che dice: Hai sbagliato! Devi pagare! Ci sono le leggi! Lasciati sporcare le mani da questo vangelo in cui incontri un Gesù che si presenta come redenzione e salvezza: egli vuole salvarti dalle conseguenze di ogni peccato, anche di quelli più nascosti e sottaciuti.

Gesù ti legge nel cuore e vede quando siamo noi i primi a condannarci: la donna adultera non chiede misericordia, non dice nulla in quanto sa che è stata colta in flagrante adulterio e che quindi, legalmente, le spetta la morte. Non dice neanche: «Abbiate pietà di me».

Niente: è muta, forse perché si condanna anche lei, cioè lei per prima non pensa di meritarsi alcun perdono e di non essere degna di alcuna misericordia.

Questo “autogiudizio” negativo, che a volte appartiene anche a noi, ci fa più male che bene. Il Vangelo entra nelle sfere più intime e segrete del tuo cuore e fa entrare la luce e i profumi della primavera: dobbiamo accogliere questa luce, che altro non è che lo sguardo misericordioso di Gesù. Lui guarda la donna come nessun uomo l’ha mai guardata.

Se dovessimo intervistare questa donna credo che direbbe: «Non ho mai incontrato un uomo che mi ha guardato così, senza ferirmi, senza spogliarmi, senza giudicarmi, senza aggredirmi.

Mi ha guardato con amore». Io, tu, abbiamo bisogno di questo sguardo, di qualcuno che ci guardi e ci dica: “Ho fiducia in te, non per quello che tu hai fatto, ma per quello che sei capace di fare”. Lo sguardo della fiducia non riguarda il passato ma il futuro, riguarda quello che io potrò diventare. Questo sguardo che spinge a un futuro di bene è lo sguardo che salva. Va’ – dice Gesù a questa donna – e non peccare più. Non dice: “Hai fatto bene”.

È chiaro che ha sbagliato, ma l’adultera lo sa da sé, non c’è bisogno che Gesù rincari la dose del giudizio già presente nelle pietre che sarebbero state scagliate contro di lei.

Le dice solo: Va’, e d’ora in poi… Questo è lo sguardo del futuro. Se qualcuno di noi ha fatto qualcosa di grande nella vita, lo deve a sguardi benevoli, a sguardi di fiducia, a sguardi che dicono: ce la farai!, bravo!, continua!, puoi cambiare! Qualcuno crede in me più di quanto non ci creda io: questa si chiama fiducia e questo è ciò che salva.

Rubrica Alessio Fucile storico dell’arte

Alessio Fucile Storico Dell’arte

Brusaferro Cristo e l’adultera a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte