• Mar. Nov 29th, 2022

Resurrezione di Grünewald, a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte

Resurrezione di Grünewald, a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte

Resurrezione di Grünewald, del 1512-16 conservata al Musée d’Unterlinden di Colmar.

Pala destinata alla cappella dell’ospedale di Issenheim per la preghiera dei malati che venivano lì accolti per curare terribili malattie della pelle.

Chi entrava vedeva nelle ante chiuse dell’altare Gesù crocifisso e così poteva identificarsi e trovare forza per affrontare il proprio dolore; quando le ante venivano aperte vedevano la Resurrezione.

L’artista tedesco dipinge uno straordinario Cristo al centro di un cerchio luminoso che rimanda al sole: tutto attorno è notte, ma il buio sta per essere sconfitto dalla luce che emana dal sole al cui centro è raffigurata la testa di Gesù.

Egli emerge splendente nel buio intenso della notte come metafora della verità e della vita che sconfigge le tenebre del male: la luminosità del volto radioso di Gesù è talmente intensa da cancellarne quasi i lineamenti, non c’è più materia nel suo corpo.

Ricorda sempre, soprattutto nei momenti difficili della tua vita, che la notte non vincerà, come Gesù ha promesso: «Nel mondo avrete da soffrire ma fatevi coraggio perché io ho vinto il mondo».

Nella vita puoi sempre ripartire con la certezza che, come ricorda il libro dell’Apocalisse, «Dio tergerà ogni lacrima dai tuoi occhi perché non ci sarà più morte, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate».

Attorno al cerchio di luce un alone verde-azzurro rimanda all’arcobaleno, simbolo di alleanza tra Dio e l’uomo fin dalla Genesi: un arco non di guerra ma di pace e alleanza, nato dalla mescolanza tra le incessanti acque del diluvio universale e la speranzosa luce di Dio.

In basso ci sono goffi soldati stramazzati per terra: uno ha l’elmo storto, un altro tiene la spada che non gli serve a nulla. Il potere della morte che teneva Gesù nella tomba è vinto e ridicolizzato.

Dietro si vede la pietra che chiudeva il sepolcro, metafora di tutto ciò che schiaccia e imprigiona: non solo forma una croce con il lenzuolo, ma sembra lievitare perché Gesù è capace di liberare dal suo peso.

La vita non è una passeggiata ma una lotta spesso faticosa, come lo era per i malati che pregavano davanti a questa immagine, ma già si conosce l’esito della battaglia perché Gesù ha già vinto e noi siamo chiamati a partecipare alla sua vittoria.

Già il Secondo libro delle Cronache recita: «Non temete e non spaventatevi, perché la guerra non riguarda voi, ma Dio. Non toccherà a voi combattere, vedrete la salvezza che il Signore opererà per voi, non temete e non abbattetevi, il Signore sarà con voi».

Grünewald mostra Cristo non più uomo ma Dio, essenza spirituale e splendente; mostra mani e piedi forati e la ferita del costato, a significare la necessaria passione e morte per salvare l’uomo. Il lenzuolo, chiamato in greco sindòn, emerge dal sepolcro come una fiamma e si alza verso il cielo trascinato dal corpo di Gesù che si libra senza peso nell’aria: quel lenzuolo sembra una cascata d’acqua fresca che scende nella tomba e diventa così simbolo di vita perché la vita divina capace di rigenerare deriva dal corpo di Gesù risorto.

Straordinario è il cangiante cromatismo che va dal bianco abbagliante all’azzurro al blu per poi concludersi nel rosso fiammante che si diluisce nella doratura della luce.

Nel libro del profeta Isaia si legge un contrasto paradossale: un uomo sfigurato in maniera sconvolgente verrà poi onorato ed esaltato grandemente.

La stessa paradossale differenza si ritrova tra l’uomo crocifisso dipinto per l’Altare e l’uomo risorto: nell’unica persona di Gesù si armonizza il contrasto espresso da Isaia, per cui tanto è umiliato l’uomo crocifisso, quanto è glorificato l’uomo risorto.

Nella Crocifissione l’ambiente è plumbeo, tenebre fanno da cornice alla scena e sembrano inghiottire tutto; la luce sui personaggi è drammatica, tagliente.

Ma tutto il buio è rischiarato da un globo di luce sfolgorante: Gesù ha assunto e caricato su di sé le tue tenebre e le ha misteriosamente trasformate in luce, annientandole nel suo amore forte per te.

L’autore però non punta solo sull’aspetto della sofferenza, c’è di più: non è la fine ma l’inizio di qualcosa di nuovo ed estremamente bello.

Dalle tenebre egli ha generato una luce nuova che è diventata fonte di vita e di luce per l’umanità e quella stessa luce investe ognuno di noi quando entra in relazione con Dio.

Con la risurrezione Gesù svela e dona una potenzialità enorme: quella di diventare figlio di Dio, di lasciarti trasformare dalla sua grazia.

Non è forse questa l’impressione che suscita in te il luminoso Risorto? Non è solo un uomo ritornato in vita, ma è un uomo nuovo, lo stesso di prima ma in una dimensione nuova e trasformata.

Gesù apre un passaggio per te ad una vita sfolgorante, piena, felice.

L’esistenza nuova che ti offre è ben più di qualsiasi gloria terrena, perché non è cosa esterna fatta di beni e oggetti, ma è una vera, intima e sostanziale trasformazione del tuo io più profondo.

Alessio Fucile Storico dell’arte