Juan De Flandes -Tentazione di Cristo, a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte

Ti presento un’opera di Juan De Flandes: «Tentazione di Cristo», risalente al 1496-99 circa e conservata nella National Gallery di Washington.

Il dipinto del pittore fiammingo Juan de Flandes, attivo per molti anni in Spagna e per questo conosciuto anche come Juan Flamenco, è dedicato all’episodio delle tentazioni.

A differenza del racconto evangelico, la scena non è ambientata nel deserto ma in un paesaggio rigoglioso dall’atmosfera molto delicata e limpida, realizzata con una ridotta varietà cromatica che ricorda quella delle scene dipinte sui codici miniati; aspetto caratterizzante, tipico della formazione fiamminga del pittore, è la minuziosa cura dei particolari e lo studio accurato della luce.

Nel clima di profonda meditazione in cui Cristo ha vissuto solo nel deserto, il tentatore riesce a con- fondersi con le stesse riflessioni religiose di Gesù, si camuffa da angelo di luce: ecco spiegato il motivo per cui è rappresentato dal pittore con un saio francescano e con una lunga corona allacciata ai fianchi.

Gli unici elementi che tradiscono la sua vera identità sono i piedi palmipedi e le corna sulla sua testa; è interessante notare come il demonio stringa tra le mani il rosario mentre si presenta a Gesù, celando un’ingannevole furbizia e desiderando illuderlo con motivazioni apparentemente buone.

Al centro è raffigurata la prima tentazione: il diavolo offre all’affamato Gesù una pietra invitandolo a trasformarla miracolosamente in pane.

Dopo il Battesimo in cui Gesù ha udito la voce del Padre che lo riconosceva come figlio amato, Satana gli dice: «Se sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane».

Il diavolo tenta Gesù, e inevitabilmente ogni uomo, proprio nel momento del bisogno: quando la debolezza prende il sopravvento, il nemico si insinua nel cuore e nella mente con le sue lusinghe.

La tentazione si inserisce nella mancanza che, se non viene riempita da Dio, il rischio è che venga riempita da altro.

È proprio l’ambizione del diavolo: colmare le nostre mancanze con una qualsiasi cosa che possa distoglierci ed allontanarci da Dio, sorgente da cui proveniamo e fonte della nostra esistenza.

Resistendo all’invito, Gesù risponde citando la Scrittura: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». È interessante notare come Gesù, seduto con volto serio, non dialoghi con il tentatore come Eva aveva fatto nel giardino di Eden, ma come rivela la sua mano alzata lo mette a tacere rispondendo con delle citazioni tratte dalla Scrittura.

Non possiamo vincere il demonio con i ragionamenti, è troppo furbo e sa come ingannare; solo fidandoci della potenza della Parola di Dio possiamo sperare nella vittoria. Con il digiuno, Gesù ha voluto dimostrare che la propria vita non è l’assoluto, e tanto meno il cibo che la mantiene; Dio stesso e la sua parola sono il valore assoluto.

Nei confronti delle cose, il digiuno è un correttivo necessario alla brama di possedere: i beni materiali possono esserci come possono anche mancare, vanno vissuti come relazione all’Altro e agli altri e non come idolo. Il digiuno è inoltre necessario per raggiungere la sobrietà, ovvero il servirsi delle cose tanto quanto serve per una vita dignitosa.

Nella nostra società consumistica, che riduce la persona a imbuto che tutto ingurgita attraverso i canali dei sensi, ciò assume un particolare valore: i sensi sono gole voraci, insaziabilmente aperte verso ogni oggetto, ma l’uomo o impara a essere signore dei suoi sensi e delle sue facoltà, ordinandoli al fine, o è schiavo del loro appetito.

Il bisogno del piacere è capace di privare della libertà e, a volte, anche della propria identità: la nostra società, con grande capacità di suggestione, porta a compimento la schiavitù del piacere apparente, presentando come buono, bello e desiderabile ciò che in realtà non lo è.

Allora Gesù propone il digiuno come strumento che aiuti a raggiungere la sobrietà in tutti i campi, liberando dall’idolo del piacere apparente che promette sazietà alimentando invece solo la fame e insegnandoci ad usare tutto senza esserne usati.

A questo punto, Satana, come si vede nella scena sullo sfondo a destra, conduce Gesù sul punto più alto del Tempio di Gerusalemme e lo invita a buttarsi giù, «poiché sta scritto: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede”».

Ma Gesù controbatte, sempre citando la Parola di Dio. Infine il diavolo, come si vede sullo sfondo a sinistra, lo conduce su un monte altissimo e gli mostra tutti i regni della terra e gli dice, «ti darò tutta questa potenza e le ricchezze di questi regni, se tu ti inginocchierai davanti a me».

Gesù risponde: «è scritto: “adorerai il Signore, Dio tuo, a lui solo rivolgerai la tua preghiera”».

Juan De Flandes -Tentazione di Cristo, a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte

Alessio Fucile Storico dell’arte

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